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Monossido di Carbonio

Il monossido di Carbonio (CO) è uno dei più comuni e più diffusi inquinanti atmosferici. Questo gas si forma durante la combustione di carburanti contenenti carbonio quando la combustione è incompleta e non arriva al prodotto finale che è l’anidride carbonica (CO2). L’immissione del gas in atmosfera è stata stimata (dall’EPA nel 1991) in 2600 milioni di tonnellate all’anno. Il 60% di questa quantità è prodotto direttamente da attività umane, principalmente da processi industriali (impianti a carbone per la produzione di energia e inceneritori di rifiuti), e dagli scarichi dei veicoli a benzina. Il 40% è di origine naturale e deriva dal metabolismo delle piante, dalla ossidazione degli idrocarburi e dall’oceano.

Le concentrazioni ambientali di fondo del CO sono in un range di 0.06 – 0.14 mg/m3 (0.05-0.12 ppm). Lungo le strade trafficate delle grandi città la concentrazione media di CO raggiunge i 20 mg/m3 (17 ppm) con picchi fino ai 60 ppm (53 ppm). In alcuni luoghi chiusi quali le metropolitane, i parcheggi multipiano e ai lati di strade strette e chiuse ai lati (canyon) le concentrazioni di CO possono superare i 115 mg/m3.

Elevate concentrazioni di CO si possono raggiungere anche in ambienti chiusi, soprattutto negli ambienti di lavoro in cui avvengono processi di combustione. Nelle abitazioni, i sistemi di riscaldamento alimentati a gasolio, le stufe a gas o a cherosene, le cucine a gas e il fumo di tabacco possono aumentare in modo rilevante la produzione di CO, specialmente se non è assicurata una corretta ventilazione. All’interno delle autovetture la concentrazione di CO è più elevata che nell’aria esterna.

Effetti sulla salute umana

Il monossido di carbonio, al pari della anidride carbonica, viene respirato dall’uomo ed è capace di diffondersi dagli alveoli polmonari al circolo sanguigno; il gas passa rapidamente anche la barriera placentare e raggiunge nel feto concentrazioni elevate, fino a 10-15% in più rispetto alla madre. L’effetto tossico del CO è dovuto alla capacità di questo gas di legarsi alla emoglobina del sangue formando la carbossiemoglobina (COHb) e impedendo la formazione della ossiemoglobina (O 2Hb); questo provoca la riduzione del trasporto di ossigeno dai polmoni alle cellule dell’organismo. .

Gli effetti acuti del CO sono riconducibili all’ipossia a carico del sistema nervoso, del sistema cardiovascolare, dell’apparato muscolare e del circolo fetale. I sintomi più frequenti sono: diminuzione della capacità di concentrazione, turbe della memoria, alterazione del comportamento, confusione mentale. In casi di intossicazione acuta si può avere la morte. Gli effetti non letali possono essere reversibili e di breve durata, ma possono anche comparire come danni permanenti ad insorgenza ritardata. In pazienti affetti da malattie cardiache si possono manifestare angina pectoris e aritmie a concentrazioni più basse di CO rispetto ai soggetti sani. Nel feto, il gas interferisce con lo sviluppo degli organi, in particolare il cervello, e può provocare la morte nel periodo perinatale.

Non c’è evidenza di effetti di carcinogenicità o di mutagenicità.

I gruppi più sensibili agli effetti del CO sono gli individui affetti da malattie cardiache, gli anemici e le donne in gravidanza.

Il fumo di sigaretta è la più grande fonte di esposizione individuale a CO e bisogna evitare il fumo soprattutto tra le persone che svolgono attività che comportano elevata esposizione al traffico veicolare. Per e donne in gravidanza è essenziale evitare gli effetti dell’ossido di carbonio. E’ opportuno inoltre che le donne in gravidanza e le persone con malattie cardiache riducano il più possibile la permanenza in ambienti a più elevata concentrazione di CO e limitino le attività fisiche lungo le arterie di traffico, preferendo zone di limitato traffico autoveicolare.