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La contabilità ambientale monetaria di un ente locale

L'adozione di un sistema di contabilità ambientale monetaria prevede la riclassificazione in senso ambientale del bilancio economico dell’ente locale.  Tale riclassificazione avviene attraverso le seguenti fasi operative:

  • Identificazione della spesa ambientale
  • Calcolo della spesa ambientale
  • Classificazione della spesa ambientale
  • Costruzione delle matrici di spesa ambientale
  • Attribuzione della spesa ambientale agli obiettivi di politica ambientale (possibilmente stabiliti nell’ambito di un’Agenda 21 Locale o di un Sistema di Gestione Ambientale)


Anche se l’attuazione è tuttora, per molti aspetti, sperimentale, l’individuazione delle tematiche di interesse è ampiamente condivisa a livello internazionale e trova largo riscontro nei programmi statistici dei principali organismi, quali l’Istat, l’Eurostat (ufficio statistiche dell’Unione Europea), l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

Infatti, all’interno della statistica ufficiale la contabilità ambientale è una disciplina ben definita.

L’obiettivo che l’ente locale si deve porre è dunque quello di costruire uno schema di contabilità ambientale monetaria adeguato sì alle proprie esigenze e alla propria natura, ma perfettamente integrabile con il sistema statistico, al fine di mantenere la possibilità di esaminare il proprio posizionamento rispetto alla situazione rilevata dai dati nazionali o regionali.

Prima di procedere l’ente locale deve quindi avere chiari alcuni punti fondamentali:

  1. In quale contesto statistico generale si colloca la sua contabilità ambientale
  2. Cosa si intende per “spesa ambientale
  3. Quale criterio contabile adottare per calcolare la spesa ambientale
  4. Come classificare la spesa ambientale


Solo così è possibile dare al sistema di contabilità ambientale un’impostazione metodologica corretta.

1. Il contesto statistico
Se siamo nel campo della contabilità ambientale monetaria ed in particolare della contabilizzazione della spesa difensiva, sostenuta dai diversi agenti presenti sul territorio per migliorare e/o mantenere un certo standard di qualità ambientale, lo schema contabile di riferimento sarà l’EPEA (Conto delle Spese di Protezione Ambientale), che è uno dei 4 conti satellite del SERIEE (Sistema Europeo per la Raccolta delle Informazioni Economiche e Ambientali) realizzato da Eurostat.

2. Le spese ambientali
Con il termine spese difensive ambientali si identificano le spese connesse a diseconomie esterne che comportano la perdita di funzioni ambientali, ovvero le spese sostenute da agenti economici per prevenire e controllare il degrado ambientale ex-ante o eliminarlo e difendersi dai suoi effetti negativi ex-post (Eurostat).

Le spese difensive ambientali possono essere raggruppate, secondo le convenzioni, in tre grandi famiglie:

  • Spese di protezione dell’ambiente, a loro volta ulteriormente classificabili in spese di prevenzione e spese di riparazione
  • Spese compensative di difesa del degrado ambientale
  • Spese compensative degli effetti negativi del degrado ambientale


Ai fini della costruzione di un conto EPEA vengono considerate le spese di protezione dell’ambiente, ovvero quelle «spese in attività ed azioni il cui scopo principale é la prevenzione, la riduzione, l’eliminazione e il monitoraggio dell’inquinamento, nonché  il ripristino ambientale, l’uso e la gestione delle risorse naturali e del territorio», come da definizione del SERIEE.

3. I criteri contabili
Al fine di calcolare le spese ambientali è necessario adottare alcuni criteri convenzionali, che dipendono, naturalmente, dalla natura e dalla tipologia della spesa che si sta prendendo in considerazione.

Bisogna innanzi tutto distinguere tra spese interamente ambientali e spese divisibili.

Sono spese interamente ambientali:

  • Le spese per il personale che si occupa solo di attività di protezione ambientale
  • Le spese per la prestazione di servizi realizzati solo ed unicamente per svolgere attività di protezione ambientale
  • Le spese per l’acquisto di beni e servizi (in conto corrente o conto capitale) acquisiti solo ed unicamente al fine dello svolgimento delle attività di protezione ambientale
  • I trasferimenti (in conto corrente o conto capitale) a terzi realizzati solo per fornire supporto ad attività di protezione ambientale


Si considerano spese divisibili:

  • Le spese per il personale che non viene impiegato solo ed esclusivamente in attività di protezione ambientale ma che partecipa allo svolgimento di alcune di esse
  • Le spese per l’acquisto di beni/servizi a basso impatto ambientale se la PA necessita degli stessi beni/servizi per il regolare svolgimento delle proprie attività e quindi sarebbero stati acquistati anche indipendentemente da scopi di protezione ambientale
  • Le spese per la prestazione di servizi da parte della PA quando l’erogazione degli stessi viene migliorata dal punto di vista ambientale
  • I trasferimenti a terzi che generano anche attività di protezione ambientale


Nel caso di spese interamente ambientali si considera il valore complessivo come dato in bilancio, ovvero non è necessario effettuare alcuna stima ulteriore.

Diverso è il caso delle spese divisibili per cui la componente di spesa ambientale deve essere individuata, isolata e calcolata.

4. La classificazione della spesa ambientale
Una volta individuate le spese ambientali, nell’ambito dello schema EPEA, le stesse vanno classificate attribuendo loro un codice che deriva dalla classificazione CEPA (Classificazione delle Attività di Protezione Ambientale).  La CEPA fa riferimento a 7 domini ambientali, a ciascuno dei quali corrispondono una serie di attività caratteristiche di protezione ambientale.



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Data: 16 10 2019 - ora: 14:06